giovedì 31 maggio 2007

Santissima Trinità – 3 giugno 2007

Andrej Rublev - La Santissima Trinità (XV sec).

Giovanni 16,12-15: [12]Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. [13]Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. [14]Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l'annunzierà. [15]Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l'annunzierà.

Cari amici e care amiche,

domenica prossima (3 giugno 2007) ricorre la Solennità della Santissima Trinità. Celebrando l’unità e la Trinità singolare di Dio, nel Suo massimo dispiegamento, è comprensibile percepire un profondo senso di inadeguatezza e di stupore. Un po’ come Mosè, davanti al roveto ardente sull’Oreb, quando, da “una fiamma di fuoco in mezzo al roveto si sentì dire: “‘Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe’. Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio” (Es 3, 1-6). Si ammutolisce come davanti a un grande mistero.

In questo senso si potrebbero descrivere i rischi di cattiva (‘negativa’) teologia del Dio dei cristiani, per riuscire ad affermare poi i tratti di una teologia ‘positiva’ del Dio di Gesù Cristo. Infatti, il nostro Dio non è certo qualcosa di raggomitolato che poi diventa Qualcuno, srotolandoSi lungo la storia degli uomini, con il susseguirsi delle loro culture e delle diverse espressioni religiose. Già nel Medioevo qualcuno aveva immaginato Dio disteso lungo tre diverse fasi del tempo degli uomini: l’epoca del Padre o dell’Antico Testamento, quella cristiana di Suo Figlio Gesù e,infine, l’epoca dello Spirito santo (l’eresia di Gioacchino da Fiore condannata dal Concilio Lateranense IV nel 1215).
E, in epoca più recente, anche la filosofia ha cercato di rileggere Dio come fosse un’idea, che dapprima sta tutta racchiusa “in sé”, poi esce “fuori di sé”, dispiegandosi nella natura delle cose del mondo e, infine si compie “In sé e per sé”, realizzandosi nel mondo fatto dagli uomini (Hegel).
E si potrebbe continuare ad elencare tentativi, più o meno accattivanti, messi in atto dalla nostra intelligenza per riuscire a dire, dal nostro punto di vista, chi è Dio.

Ma in Chi credono i cristiani? Nessuna scienza – dalla matematica alla logica, dalla storia alla fenomenologia delle religioni – sarà mai in grado di venirci seriamente in aiuto. Perché noi crediamo, cioè diamo credito e fiducia, anzitutto a quanto Gesù ci ha detto di Dio. Del Suo Dio, anzitutto. Del Suo stesso essere Dio. Solo Gesù ci ha raccontato Dio. Come dice anche l’inizio del Vangelo di Giovanni: “Dio nessuno l’ha mai visto, ma il Figlio unigenito ce lo ha raccontato” (Gv 1,18). E’ come se ce ne avesse fatto l’esegesi. SpiegandoceLo, cioè: rivelandoceLo!
In questo senso, la questione di Dio, per i discepoli di Gesù, non si pone a livello descrittivo o verbale. Come se noi ci dovessimo affidare anzitutto a qualche definizione che Gesù ci ha lasciato scritta a riguardo del Padre o dello Spirito Santo. Noi non abbiamo alcuno scritto di Gesù né alcuna definizione da Lui espressa. Lui ci ha ‘spiegato’ Dio, come ‘Uno e Trino’, vivendo in prima persona una relazione singolare con il Padre Suo nello Spirito Santo. Anzi, attraversato da un amore irresistibile, ha desiderato che anche per ciascuno dei Suoi discepoli (e, dunque, anche per ciascuno di noi) si ripetesse la stessa esperienza d’amore: “Io sono venuto ad accendere un fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso” (Lc 12,49).

In questa prospettiva possiamo meglio rileggere anche il brano evangelico che sarà proclamato domenica prossima: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà” (Gv 16,12-15).
Se l’azione più grande del Padre è il dono fatto a noi di Suo Figlio (“Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”, Gv 3,16), lo Spirito Santo, per esplicito desiderio Suo, Lo ripete e lo ripeterà sempre lungo la storia della Chiesa che ha il compito, semplicemente, di annunciarLo al Mondo, guidandoci così a ridire questa “verità tutta intera”. E il sapore della verità piena di Dio si realizza là dove l’amore secondo il cuore amante di Dio continua ad essere espresso e realizzato. Infatti: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui” (Gv 14,23).

Del resto, noi abbiamo già la grazia inestimabile di sperimentare sacramentalmente l’amore di Dio perché di domenica in domenica ci ritroviamo ad ascoltare e a celebrare (ripetere) la Sua Parola. E “dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20).
“A te la nostra lode, o Trinità dolcissima e beata, che sempre sgorghi e sempre rifluisci nel quieto mare del tuo stesso amore” (inno liturgico).

don Walter Magni

1 commento:

Anonimo ha detto...

Cari amici, la consapevolezza di entrare in un rapporto con Dio, che è uno e trino allo stesso tempo, non è tanto legato ad un fenomeno da condurre alla razionalità ma ad un atto di fede, di fiducia nell'esistenza di un Padre che ha il nostro viso sul palmo della sua mano; di un Figlio che come pecora muta accetta di essere sgozzata per vincere definitivamente il male e dello Spirito Santo che vuole spingere l'umanità intera verso un amore che non chiede nulla in cambio!
l'amore è la chiave del mistero trinitario, che collega l'amante , il Padre e l'amato , Il Figlio, tramite lo Spirito Santo che è amore allo stato puro.
L'amore dell'uomo verso la donna, del genitore verso il figlio, dell'amico verso l'amico, fino all'amore che deve spingersi fino al nemico, a chi ci è più lontano!
Essere immersi nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo vuol dire amare profondamente il prossimo, senza fare alcuna operazione di esclusione ma solo di inclusione, perchè l'amore trinitario agisce solo includendo in se ogni persona.
la Trinità non conosce barriere culturali, pregiudizi verso il diverso da noi, né ama parole offensivo verso chi cerca soltanto di integrarsi nella nostra società conservando le proprie origini, la propria identità.
L'amore non conosce confini e sorpassa il valore di qualsiasi documento e solo immergendoci con fiducia in essa possiamo venire appagati totalmente!

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